L’erba è rasata da poco, il terreno soffice e la terra entra nei bordi delle scarpe, le porte fatte con legni grezzi che sparano schegge impazzite se la palla (che è sottodimensionata e strumpallazza nelle mille buche del campo) la colpisce. E' una lotta fratricida: noi contro noi. Il fallo laterale è delimitato dall’inizio della ripida salita nel boschetto da un lato e da una siepe dall’altro. I giocatori, dopo una partitella di (sur)riscaldamento, si rifocillano su un tavolino Stonehenge, con torte salate varie, zucchine grigliate di notte con parallelepipedi di formaggio greco, insalate di pasta camuffate da regalo e di riso fatta da Condipalu con le sue proprie sacre mani, dolci ipercalorici, ricchi di suggestioni gustative e grassi saturi, si dissetano con bevande alcoliche o gasate e scendono in campo pronti a dare il meglio. Si può tirare in porta da dopo l’albero o dopo un certo punto immaginario ma a tutti ben presente, se si attacca verso il cancello. Chi la butta oltre la siepe corre a prenderla sulla strada asfaltata che scende verso il lago di Lugano. Il tempo è migliore che nelle previsioni e si comincia a sudare dopo pochi passi. Non si sa quanto dura la partita, quando si comincia. Il controllo di palla è pressoché impossibile: è come calciare una patata con i sabot. Finisce ai rigori, con Olly che para con stile alcune conclusioni non irresistibili e un portiere ormai disoccupato che non ne ferma una. Il clima è disteso anche quando da dietro arrivano roncolate alle caviglie di chi riesce nell’avventura di fare un dribbling e saltare un avversario. I momenti di maggiore tensione si verificano quando in occasione di episodi controversi ci si apostrofa reciprocamente con il nome di una compagine recentemente incontrata e tristemente nota per l’inclinazione a vincere con sprezzo della lealtà. Ma passa presto e si torna a sorridere. Si finisce sudati marci mentre il pubblico si avvolge nelle coperte di lana. Una partita di altri tempi, a perdifiato, di quelle in cui si entra e si esce senza preavviso, per il motivi più diversi ed ogni tanto ci si conta e casomai qualcuno passa dall’altra parte. Una partita mista di uomini e donne, agguerrite e tenaci e bimbi improvvisamente innamorati dei papà da cui non si possono staccare. Una festa per il cuore, una tragedia per le caviglie, un bel modo per celebrare il compleanno di un mister la cui unica preoccupazione nell’invecchiare è, pare, il rischio di dover smettere di correre dietro ad una palla.
Hanno giocato meravigliosamente, dando vita ad uno spettacolo impagabile, in rigoroso ordine alfabetico:
Dario: chiamato a dirigere la difesa, la abbandona molto presto, per tentare la sorte in avanti, sconvolgendo gli schemi che non esistono. Aiutato da Mattia che gli staziona sulle spalle e si aggrappa alle palpebre in occasione degli scatti, alterna colpi di classe assoluta e atti da sospensione della patria potestà, quando abbandona a terra il leoncino nel bel mezzo di un’azione concitata per cercare fortuna e gloria sotto porta. Il piccoletto piange e il Re Bidone scompare definitivamente dal campo già lasciato a più riprese. Incostante ed incosciente. Voto 5.
Fabio: in attesa che la natura, le punture di ozono, la fisioterapia, il basket, il piercing o il fato facciano il loro corso, riportando a miti consigli l’ernia lombare, mette chili ed esperienza al servizio della causa, improvvisandosi goleador a tratti e a tratti, a corto di fiato, ripiegando sulla linea maginot della propria trequarti, accanto alla compagna di vita e difesa. Subisce con stile un fallaccio da rosso, cerca di restituirlo ma è troppo buono, pur rendendosi protagonista di quasi tutte le scaramucce verbali. Impeccabile nel tenere il conto dei goal e probabilmente padre dell’idea di finirla ai rigori. Sciatalgico e pugnace. Voto 7.
Franci: un pannolino, un calcione, una poppata, una spinta, fino al vero colpo basso: rifilare Mattia a suo padre. Una presenza fisica devastante, gioca al di là di ogni regolamento ed ai confini del buon senso, applicando alla lettera le disposizioni del Mister, inseguendo un uomo inutile per tutto il campo. Ad un tratto svanisce e la si ritrova in curva a conversare amabilmente, probabilmente di ricette o dei segreti ineffabili del puntocroce. Granitica e poliedrica. Voto 7,5.
Gio: privato della possibilità di stare in porta dalla regola iper-democratica che chiunque passi da quelle parti la può prendere con le mani, vaga per il campo alla ricerca di una posizione che la assoluta ignoranza tecnica gli impedisce di trovare. Cerca fortuna sottoporta, tenta di arginare Olly e il Mister senza riuscirci, mette le proprie capacità al servizio dell’immaginazione a centrocampo e tutti gli girano intorno senza dargliela mai. Commette falli quando non ci arriva (circa sempre), subisce fisicamente la Franci. Quando è finalmente l’ora dei rigori non ne prende una. Cerca di salvarsi con le pagelle e non certo con i goal, visto che anche Fabio ha segnato in questa partita. Appiedato e scrivente. Voto 5.
Graziano: “mi manca un crociato” è la sua autovalutazione tecnica. Uomo ovunque, uno dei pochi che fa fare alla pallina ciò che vuole lui, si produce in interventi da Playstation, gioca con maglia nera, ostentando un bollino 100% terrone, forse non suda nemmeno, grazie alle prese d’aria presenti nei suoi jeans. Un fuoriclasse da tenere in considerazione per la stagione ventura. “Mi manca un crociato” è più o meno anche il suo contributo complessivo alla conversazione in campo. Premio Ibe per la discrezione. Voto 8.
Lele: gioca con i Birkenstock chiusi, che impara a padroneggiare dopo un paio di tiri che mettono a repentaglio l’incolumità dei presenti (sandalo da una parte-palla dall’altra). L’esperienza calcistica si trasforma in una sorta di cammino di Santiago in scala ridotta, con tutto il repertorio di sbreghi, tagli e vesciche. Si muove e corre come al solito, gomiti alti e culo in fuori, fastidioso come una zecca ma efficace come un ottimo stura-cessi. Non gli cade nemmeno un’unghia! Subisce irregolarità di ogni sorta ma non molla mai. Se eravamo lì era per lui. Svolazzante e festeggiato. Voto 10.
Lia: grandiosa e caparbia nel presidiare la difesa, protagonista di decine di azioni alla disperata, sembra spesso lì per prenderla ma riesce a perderla in modi fantasiosi. Disciplinata nel tenere la posizione, non si lamenta mai. Protagonista del calciomercato che riporta in equilibrio le formazioni dopo alcune defezioni. Nel dopo partita dà il colpo di grazia alla torta al cioccolato. Buongustaia. Voto 8.
Marta: agonisticamente invasata, sfoggia un completo viola ti gran moda e lo porta un po’ ovunque per il campo, malmena il mister in più occasioni ma chiude anche due azioni con goal che fanno venir giù il teatro. Una sconveniente scucitura al pantalone ne limita le folate offensive nella seconda metà della partita. Smoccola ai limiti della bestemmia su un fallo laterale, ma non perde mai buon umore e sorriso. Grande carattere, grande presenza, segna, tra i pochi, il suo rigore. Nel prima e dopo partita scatta alcune centinaia di foto che nessuno vedrà mai. Uomo in più. Voto 8.
Milla: qualcuno le deve aver detto “stai qui e ferma chiunque passi da queste parti” e lei, obbediente e tenace, fa proprio così. Padrona dell’avvallamento di sud-ovest, consuma l’erba nella sua zona di competenza. Non tira mai indietro la gamba e infatti dalle sue parti il gioco si fa duro e alla fine trascura la differenza tra i sessi. Gioca con i sandali aperti senza nemmeno impolverarsi. Classe e perfidia. Voto 8,5.
Olly: suda una improbabile camicia e una maglietta di ricambio nel vano tentativo di dimostrare fuori tempo massimo di essere ancora un attaccante. Spinge e corre, segna e truffa quando la palla va oltre la riga, perde numerosi contrasti con le ragazze della retroguardia, tenta di abbandonare la figlia ai margini del campo ma non ha cuore a sufficienza quando Margherita sprizza lacrime e lo invoca. Alla fine della partita, dopo averla scorrazzata per mezz’ora sulle spalle è più basso di due centimetri. Ma la crestina è sempre al suo posto. Canta e porta la croce. Voto 7-.
Palu: difende alla buona, divertendosi apparentemente di più quando sbaglia che quando la sorte partorisce lanci sensati, facendo combaciare le sporgenze e rientranze di palla e campo con la sua innata insensibilità nel passaggio smarcante. Il solito Palu, grande tecnica e cuore leggero. Cerca di defilarsi quando c’è da tirare i rigori. Mutande a quadri e sorriso incrollabile. Voto 6.
Roberto: finisce in un lago di sudore, con la canottiera mimetica da strizzare e i riccioli appiccicati alla fronte, dopo aver giocato senza risparmio, come voleva l’occasione. Protagonista dell’episodio più clamoroso della moviola, quando, nettamente saltato, falcia da dietro senza ombra di pietà Lele, che ruzzola per tre metri fin dentro la siepe e si guadagna l’applauso e l’encomio di tutta la squadra. Meravigliose anche le lamentele sull’organizzazione del viaggio, dopo avere staccato la carovana con uno sprint in autostrada. Killer. Voto 7+.
Zacca: numeri d’alta scuola per lui: stop di petto, dribbling e goal. Egoista in alcune occasioni, sfortunato in altre, quando un colpo di mortaio sibila a pochi centimetri dal cavallo dei suoi jeans, ci regala momenti di pura, allegra nostalgia in un paio di occasioni, quando il terreno di gioco lo tradisce e lui svalanga via palla ed avversario finendo culoaterra come il caro vecchio tir dei pomodori e poi quando ruzzola culoallaria e perde l’orientamento, rimanendo nuca in giù e chiappe in su per una manciata di secondi, tartarughesco nella difficoltà a rimettersi dritto, ma sempre vigile nel seguire l’azione con lo sguardo. Grandioso ed instabile. Voto 7,5.
Ai bordi del campo hanno fatto sentire il loro calore (senza sentire loro il calore, che se non correvi faceva anche freschino): Dani, Linda, Marta G, Martina, Sonia, Tina.